Cos’è Painteraction

Gli elementi chiave sono uno schermo, una telecamera sensibile al movimento, un computer.

Quando Painteraction si accende nello schermo si vede, come in uno specchio, la stanza e le persone che si trovano davanti allo schermo.

Purchè si rimanga fermi e in silenzio. Basta iniziare a muoversi o ad emettere dei suoni, e tutto cambia. Nello schermo il movimento inizia a generare scie luminose, bolle di sapone, il suono di una vocale fa uscire, vicino alla bocca di chi lo emette, una cascata di lettere o una scia di colore e luce. Si può decidere di disegnare con il solo movimento della mano e di cancellare.

Si può giocare con una palla virtuale, che esiste solo nello schermo, eppure risponde ai miei calci e rimbalza contro l’immagine del mio corpo.

Si può anche sostituire allo sfondo della stanza una immagine, un disegno, in cui fanno capolino le immagini reali di coloro che si muovono davanti allo schermo.

Difficile spiegare le risate, gli occhi che si illuminano, le facce divertite di chi lo usa, la sorpresa di capire che basta solo muoversi senza tenere in mano niente, neanche il joystick o un telecomando. E se faccio fatica a stare vicino a te da questa parte dello schermo, nello schermo siamo vicini, possiamo entrare in relazione.

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“Lavorare con l’autismo significa fare i conti con il fallimento di tante proposte, questa offre molte possibilità diverse. E mi piace molto usarlo!” Marco, terapeuta

“Mi sono sentita vicina, al paziente ho capito e condiviso le sue emozioni e rispettato il suo spazio, ci siamo divertiti insieme e insieme abbiamo scoperto un nuovo mondo.” Francesca, arteterapeuta

“Abbiamo fatto un sogno insieme, siamo entrati nel nostro sogno e ci siamo tenuti per mano, ha disegnato la porta e insieme siamo entrati.” Lisa, terapeuta

“Ho disegnato una macchina e dentro ci stavo io insieme a Simone!” G. 8 anni

“Figoooo!” L. 12 anni

 “Ci torniamo!” C. 15anni

“Uuuuu” M. 6 anni

Painteraction nasce da una idea di Simone Donnari con la consulenza di Magali Rochat, è stato finanziato da Fondazione Charlemagne Onlus e progettato da Leva Engineering Srl, Torino.